Sampdoria ha subito una sconfitta per 1-0 contro la Reggiana lo scorso 8 maggio, lasciandola al 13° posto in Serie B con 44 punti (11 vittorie, 11 pareggi, 16 sconfitte) e una forma recente LWDLW. Dopo la stagione, l’ex tecnico Massimo Donati ha denunciato i limiti degli algoritmi nel mercato.
Perché gli algoritmi non bastano al reclutamento?
Donati ha ricordato che l’estate scorsa il club ha affidato gran parte delle valutazioni a piattaforme come Nathan Walker, Jesper Fredberg e Football Radar. “Con i dati non sai cosa pensa il giocatore nella vita quotidiana”, ha affermato, sottolineando che l’aspetto umano è decisivo. I numeri mostrano che molti acquisti non hanno portato i risultati sperati, lasciando la squadra a lottare per la salvezza, a 38 punti dal leader Venezia.
Qual è il valore del contatto diretto?
L’ex allenatore ha illustrato il suo metodo tradizionale: osservare il giocatore dal vivo, parlare al telefono e valutare il carattere. Ha citato l’esempio di Mattia Fortin, portiere del Legnago, che ha risposto “Ciao mister, come va?” quando gli ha chiesto di parlare con Donati. Quella spavalderia ha convinto il tecnico a ingaggiarlo, e il giovane ha contribuito a una stagione positiva per la squadra.
Come influisce l’adattamento al campionato?
Donati ha evidenziato che gli algoritmi spesso confrontano giocatori in contesti diversi. “Vedi i dati in un campionato, ma nel nostro contesto le cose cambiano”. La difficoltà di adattamento è evidente: la Sampdoria ha subito due sconfitte consecutive, dimostrando che la semplice trasposizione di statistiche non garantisce performance in Serie B.
Qual è la strada da percorrere per il futuro?
Il tecnico libero suggerisce di combinare dati e scouting tradizionale. Usa l’algoritmo solo per confrontare giocatori già osservati, evitando decisioni basate esclusivamente su numeri. Con 35 reti segnate e 48 subite, la squadra ha bisogno di rinforzi che sappiano integrarsi rapidamente, altrimenti il divario con Venezia continuerà a crescere.
In sintesi, Donati avverte che affidarsi solo ai numeri rischia di compromettere la costruzione di un gruppo coeso, soprattutto in una corsa al ritorno in Serie A.
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